sabato 21 novembre 2009

RIFIUTI, STRADE ANCORA ASSEDIATE

IL MATTINO 20/11/2009

È ancora emergenza rifiuti per Napoli. Strade e piazze sono ancora sporche, invase da cumuli di rifiuti che rilanciano l’allarme sanitario e ambientale in tutti i quartieri cittadini. «Dopo uno sciopero è normale - spiega l’amministratore dell’Asìa Daniele Fortini - che ci vogliano 48 ore per tornare alla normalità. In questo caso, poi, la percentuale degli aderenti era altissima: il 71%. Ieri c’era a terra il doppio della spazzatura ma non avevamo né il doppio dei camion né il doppio del personale». Nelle zone più colpite, gli abitanti sono stati costretti a scavalcare grossi accumuli di immondizia riversata sui marciapiedi, come si è verificato in pieno centro storico e nei Quartieri Spagnoli. Dopo lo sciopero di mercoledì da ieri mattina, le squadre dell’Asia sono a lavoro ma il loro intervento non è bastato a far rientrare alcuni focolai di emergenza particolarmente critici. È il caso dei cumuli di rifiuti che hanno sfiorato le finestre della scuola «Paisiello», l’istituto primario e dell’infanzia di piazza Montecalvario invaso da immondizia di ogni genere proprio davanti all’unica via d’accesso all’edificio scolastico. Per entrare a scuola, genitori e bimbi hanno scavalcato i rifiuti, che ostruivano il vialetto antistante l’ingresso della scuola, unica possibile entrata da quando la piazza è oggetto dei lavori per la metropolitana. Le maestre non hanno potuto aprire le finestre del primo piano per arieggiare i locali e i bidelli si sono dati da fare per pulire davanti alla scuola. In realtà l’esplosione dei rifiuti ha fatto riemergere un problema per cui la dirigenza scolastica si è battuta sin dall’inizio dell’anno in corso, chiedendo più volte una diversa collocazione dei cassonetti che, attualmente, si trovano sotto le finestre delle aule materne. La stessa preoccupazione ha spinto, ieri mattina, alcuni rappresentati del consiglio di istituto a recarsi al Comune per protestare contro il posizionamento dell’area container allocata di fianco al viale da cui ogni giorno entrano ed escono i piccoli alunni della Paisiello. La risposta della municipalità, nella persona di Gianfranco Wurzburger, è il sopralluogo previsto il prossimo 25 novembre.

RAID AL MERCATO: DISTRUTTI I GAZEBO DI NATALE

IL MATTINO 18/11/2009
L’allarme
Teloni tagliati e impianti elettrici rubati. La piazza abbandonata: sfregiate anche le statue

La municipalità sistema in piazza Mercato i gazebo per la vendita di prodotti natalizi e parte l’assalto. Nella notte tra lunedì e martedì sono stati tagliati diversi teloni dei nuovi stand e sono state divelte lampade e prese per la corrente elettrica. Sulla vicenda indagano gli agenti del commissariato Mercato guidati dal vicequestore Alberto Francini. Gli investigatori stanno cercando di individuare gli autori dell’atto vandalico e sopratutto di capirne le ragioni. Quello dei prodotti natalizi è, infatti, un mercato ancora opulento e proprio per questo fa gola a molti. Forse a troppi. E la piazza dove fu decapitato Corradino di Svevia resta uno dei bocconi più ghiotti. La zona, poi, è da mesi al centro delle iniziative della municipalità che sta cercando di rimettere ordine nell’are per poterla rilanciare. Per questo prima dell’estate fu deciso lo sgombero degli ambulanti che hanno trovato, poi, altre e diverse sistemazioni nei dintorni della piazza. Molti sono riusciti a fittare negozi e negozietti. Ma in vista delle festività natalizie l’amministrazione ha deciso di dare spazio alle loro attività creando dei gazebo dove saranno messi in vendita alberi di natale, decorazione, palle e palline, regali e regalini. Le richieste a quanto pare sono tante, una trentina, i posti già assegnati una ventina. L’iniziativa, quindi, ha incontrato il favore degli operatori commerciali. Ma il mercato è stato per decenni anche il regno dei parcheggiatori abusivi: a marzo i vigili urbani sono intervenuti per rimandarli a casa e lo hanno fatto con un blitz in grande stile. Dopo una mattinata di sgomberi gli uomini agli ordini del tenente Alfredo Marraffino denunciarono ottanta persone: tre parcheggiatori per associazione a delinquere e occupazione abusiva di suolo pubblico e 77 cittadini, proprietari delle macchine parcheggiate, per favoreggiamento. Ora gli inquirenti non escludono che gli atti vandalici messi a segno lunedì notte possano essere una ritorsione dei «guardamacchine» interessati a riconquistare la piazza. Ma non si tralascia, ovviamente, anche l’ipotesi del racket: nel caos dei clan che si contendono il territorio chiedere il pizzo è diventata un’iniziativa che tanti ritengono di poter prendere impunemente. E una nuova, seppur temporanea, impresa commerciale è sempre un obiettivo per gli estorsori: qualcuno potrebbe aver deciso di taglieggiare i venditori di Natale. La tangente da versare nelle vicinanze del 25 dicembre «per le famiglie dei carcerati», come dicono i taglieggiatori, è un classico del pizzo, uno dei pezzi forti dei clan che in questo modo continuano a strozzare qualsiasi iniziativa economica. Perché alla fine si tratta sempre e solo di questo, dell’impossibilità di far decollare una città , ordinata, libera dalla camorra, e capace di godere e far godere delle sue tante bellezze.
La municipalità
«Vandali, i commercianti non c’entrano»
«Nel taglio dei gazebo non c’è la mano della criminalità, né l’opposizione dei commercianti locali»: l’assessore della seconda municipalità, Gianfranco Wurzburger, non crede che dietro il raid del mercato ci sia la camorra, ma chiede alle forze dell’ordine di vigilare i nuovi stand per evitare nuovi atti teppistici. Che cosa è successo secondo lei? «È possibile siano entrati in azione i ragazzini del posto curiosi di sapere che cosa ci fosse dietro quei teloni». Nulla di grave, dunque? «Ovviamente quello di piazza Mercato non è un atto da giustificare: resta puro vandalismo, ma i commercianti ne sono estranei: erano e sono contenti delle installazioni che rendono la piazza più bella ed ordinata». Come intervenire? «Noi della seconda municipalità chiediamo la vigilanza dei gazebo che potrebbero essere ulteriormente danneggiati se non addirittura portati via. Questo ci sembra necessario ed urgente: ma non creiamo falsi miti e i soliti fantasmi su piazza Mercato e sul quartiere che invece ce la sta mettendo tutta per decollare». d.d.c.

domenica 8 novembre 2009

Sosta selvaggia, trappola nei Decumani


Dopo l’incendio di via Santa Chiara le polemiche: rischio sicurezza nell’area frequentata da migliaia di turisti - IL MATTINO 7 novembre 2009

L’ASSESSORE
Gianfranco Wurzburger, assessore alla vivibilità della II municipalità si è attivato per trovare una sistemazione a chi è rimasto senza casa

Le squadre dei vigili del fuoco hanno lavorato per tutta la notte. Sotto la pioggia battente, fino all’alba, alla ricerca delle cause del rogo devastante di via Santa Chiara. L’ipotesi di un corto circuito che si sarebbe generato all’interno di una delle stanze dell’appartamento al secondo piano del civico 41 dovrebbe trovare conferme in una relazione che questa mattina gli esperti stileranno e invieranno anche alla magistratura. Ma, al di là del lunghissimo sopralluogo, lo scenario di devastazione che ha interessato uno dei palazzi storici del centro di Napoli resta l’immagine più triste e nello stesso tempo eloquente. Insieme con gli appartamenti inceneriti dalle fiamme resta infatti il dramma di 70 persone che non hanno più la casa. È bastato il violentissimo incendio, sono state sufficienti meno di tre ore di guerra con il fuoco a compromettere l’esistenza di una decina di famiglie, che ora si ritrovano in una situazione che vede poche soluzioni all’orizzonte. Tra le prime istituzioni a mobilitarsi in loro favore c’è stata la seconda Municipalità. I suoi vertici - a cominciare dal presidente Alberto Patruno e dall’assessore alla Vivibilità, Gianfranco Wurzburger. I due si sono attivati per cercare soluzioni praticabili da offrire ai senzatetto, che sono 70. tra loro c’è una mamma con i suoi 11 figli. Proprio l’interessamento della municipalità è riuscito a ottenere per questa signora la promessa di una immediata sistemazione all’interno di una casa famiglia: ma la proposta è stata rifiutata dalla donna, che rivendica un alloggio. L'amministrazione comunale di Napoli si è fatta avanti, offrendo un contributo «una tantum» di 3000 euro rivolto comunque a tutti i nuclei familiari di via Santa Chiara che in seguito all’incendio hanno perso la casa. Molti, fortunatamente, sono riusciti a trovare una momentanea sistemazione presso l’abitazione di familiari o amici. Ma c’è chi - ed è appunto il caso della madre di 11 bimbi - è ancora ospitata presso la Municipalità. «Stiamo cercando di trovare un'alternativa valida per questa nostra concittadina - dichiara Gianfranco Wurzburger - magari, per i primi tempi, anche in un plesso scolastico. Un fatto è certo: nessuno dei 70 che hanno perso la casa verrà abbandonato». Intanto, dopo le fiamme, divampano anche le prime polemiche. «L’incendio nel fabbricato di Via Santa Chiara è da considerarsi un evento annunciato - dichiara il capogruppo dell’Udeur al Comune di Napoli, Ciro Monaco - in quanto la fatiscenza degli impianti e le precarie condizioni statiche di tanti fabbricati del centro antico cittadino continuano a destare allarme, proprio in ragione dell’alta densità abitativa che contraddistingue quest’area».


domenica 18 ottobre 2009

Sant’Arcangelo a Baiano il trionfo della decadenza

A Forcella il monastero chiuso e i fantasmi delle monache infelici
Antonella Cilento (scrittrice) - La piazzetta confusa nel traffico, fra le voci e gli improvvisi silenzi di Forcella, i panni stesi e le finestre abusive, è indistinguibile. È forse uno degli spazi storici di Napoli dove è più evidente che il riuso sta per distruggere ogni traccia del passato, perché la città è cresciuta sopra, intorno, tenendo d’assedio l’antico come sterpaglia che ingoi un’autostrada. Piazzetta Sant’Arcangelo a Baiano, il tristemente celebre monastero che porta lo stesso nome, e le strade vicine sono spesso agli onori della cronaca recente, ma quasi sempre per violenza e abbandono. L’elenco delle chiese chiuse, abbandonate da decenni, spogliate da ladri che come topi entrano e saccheggiano, pubblicato su queste pagine la scorsa settimana, include infatti anche l’ex convento che porta lo stesso nome. Una piccola facciata, ristretta dalle finestre che le si sono aperte dentro e addosso, coperta da abitazioni e quotidianità: questo è quello che rimane del convento di Sant’Arcangelo a Baiano e dell’annessa chiesa e hai voglia a leggere nelle guide che qui dentro dovrebbero esserci quadri di Andrea Fumo o che nel palazzo si ammirano dettagli, a Napoli rari e preziosi, dell’architettura catalana. La verità è che vedi solo un vecchio ingresso di chiesa che per puro caso sopravvive dentro un palazzo variegatamene popolato. Sì, è vero, secondo la leggenda qui di notte camminano fantasmi di suore infelici, ma a quanto pare le famiglie di Forcella, che a titolo più o meno abusivo si sono impadronite dell’edificio sacro, tutti questi fantasmi non li devono vedere. Saranno fantasmi quelli che si portano via arredi sacri, quadri, suppellettili, statue e croci dai palazzi e dalle chiese napoletane senza che alcuno se ne accorga? Qui si smonta letteralmente un patrimonio senza che anima viva se ne renda conto o intervenga: un pezzetto per ciascuno e presto non si potrà più dire, come per la vicina e, a detta di quanti l’hanno vista ormai decenni orsono, bellissima Sant’Agostino alla Zecca, che il sito antico sia mai esistito. Pure si sta parlando di aree assai vive della città in secoli non lontani, che rappresentano l’origine stessa della città. Oggi che scrivo casualmente da Pisa e sento pisani parlare della loro città aborrendo la vicina Firenze o fiorentini staticamente orgogliosi del loro patrimonio, faccio ancora più fatica a far capire loro che cosa sia Napoli e come si comporti con le sue ricchezze e la sua storia. Diciamo che, sinteticamente, la schifa. O la ignora. Così al vecchio cantante che ci ferma fuori a una trattoria nella poetica piazza delle Vettovaglie (dove ancor oggi come il nome indica si viene a mangiare e a bere) e ci racconta che Pisa era famosa già ai tempi della civiltà minoica, costruisce una sua affezionata e campanilistica epopea della città natale e getta discredito sui mali costumi capitalistici e puttanieri del finto Rinascimento fiorentino, cosa posso dire del nostro morente, agonizzante corpo barocco? Forse raccontare la storia vera o presunta del convento di Sant’Arcangelo, con i suoi fatti esoterici, le messe nere, le giovani monacate a forza impegnate in orge erotiche con giovani nobiluomini, gli omicidi per vendetta dei tempi di don Pedro da Toledo, ma anche la città pitagorica, nata intorno a una via in forma di ipsilon, la via Forcella, appunto, progettata dal filosofo greco, insomma il luogo delle magie, bianca e nera, dello yin e dello yang, i vicoli delle fatture e del malocchio. Non c’è che l’imbarazzo della scelta, tanto che forse Sthendal, forse uno scrittore di calibro assai inferiore, dedicarono al posto una famosa Cronaca, alquanto scostumata, un feuilleton macabro e pruriginoso che passò ai primi dell’Ottocento come originale di secoli trascorsi ed era invece una palese invenzione romanzesca. Rieccoci dunque alla Napoli decadente e evocativa da cui tutti possono trarre spunto: ogni spunto è buono per non rimettere mano all’opera di restauro e recupero, per non interrogarsi su come mai le pietre toscane sono così ben museificate da risultare quasi stucchevoli e qui, al contrario, tutto è così abbandonato che sembra d’essere in una città in guerra. Ma veniamo alla storia: la chiesa dove oggi ci si parcheggia davanti e si butta la spazzatura fu voluta da Carlo I d’Angiò per festeggiare la sconfitta degli Svevi e la morte di Manfredi e Corradino. Secondo il Pontano la denominazione Baiano derivava da un’antica famiglia appartenente al Seggio di Montagna, ma la piazza era stata chiamata anche Scannacardilli, come un vicino vicolo, (altro toponimo affascinante) o Paparano o, altro bellissimo nome, Piazzaluce. Nel monastero, alimentato da acqua privata per concessione di re Guglielmo, aveva soggiornato anche la Fiammetta di Boccaccio ed il convento è anche citato nel Filocolo. La corruzione e la chiusura nel 1577 del convento pare fu dovuto a don Pedro da Toledo, invaghitosi di donna Vincenza Spinelli, venuta a Napoli con il marito e il cognato, sposo di una delle figlie del vicerè. Il marito di donna Vincenza si risentì dell’interesse del vicerè, un vero sciupafemmine secondo le fonti, e cercò di portare via da Napoli la moglie, ma morì di febbre tifoidea, proprio mentre don Pedro stava per farlo condannare e uccidere a sua volta. Donna Vincenza si trasferì a palazzo e finì col diventare la moglie del vicerè. Il cattivo esempio pubblico ebbe degli effetti sulle giovinette napoletane e iniziò quindi, racconta Sergio Delli, un periodo di grande libertinaggio specialmente fra le monache di Sant’Arcangelo a Baiano, tutte belle e nobilissime. Ci volle un santo, Andrea da Avellino, per chiudere il romitorio trasformato in casa chiusa e riportare la castità, o una sua parvenza, a Napoli. Fantasmi delle suore dai nomi nobiliari pare che ancora vaghino per le stanze oggi invase da letti, computer e parabole. Non sapranno più a che santo votarsi, visto che non è certo la lussuria il peggiore dei peccati in circolazione: incuria, malafede e ignoranza, insieme all’indifferenza e all’avidità, sono oggi più di moda e bon basterà certo un santo a bandirle da Napoli o dall’Italia.

Vandali in piazza Bovio spezzata la coda del leone

Vandali in piazza Bovio spezzata la coda del leone

MARISA LA PENNA Lo hanno rifatto. Dopo cinque anni dall’ultimo restauro, i vandali hanno nuovamente infierito su uno dei leoni di bronzo che decorano le scale d’ingresso del Palazzo della Borsa, in piazza Bovio, staccandone la coda. La denuncia arriva dal Comitato di Santa Maria in Portosalvo il cui presidente, Antonio Pariante, ha presentato un esposto contro ignoti ai carabinieri del Nucleo Patrimonio Artistico. «Quattro anni fa, dopo il precedente barbaro attacco dei teppisti, la coda di bronzo recisa venne ritrovata in un cassonetto della spazzatura, in una traversa della piazza. Pertanto si potè rimediare al danno facendo riattaccare la coda da restauratori di opere d’arte» spiega Pariante. L’aggressione vandalica, dunque, si ripete ai danni di uno dei bellissimi leoni di bronzo realizzati nel 1915 dallo scultore Luigi De Luca e dalla Fonderia Chiurazzi. Le belve raffigurano il «Genio che domina la forza». Anche la precedente «mutilazione» venne denunciata dal Comitato di Santa Maria in Portosalvo. «Grazie all’intervento della Camera di Commercio e del suo presidente, Gaetano Cola, la stessa Fonderia Storica Chiurazzi di Calvizzano provvide alla riparazione. Ma ora - conclude Pariante - della coda non sembra esserci più traccia e questa volta lo scempio rischia di rimanere tale per sempre». Per Pariante sarebbe necessario far «difendere» i nostri beni culturali dai militari. «Il novanta per cento dei monumenti cittadini sono rovinati dai graffiti. Napoli è la città con i monumenti più sporchi d’Italia» sottolinea il presidente del comitato civico. «Mi auspico che l’atto teppistico sia stato ripreso dalle telecamere della piazza in modo da identificare i responsabili» dichiara Alberto Patruno, presidente della II Municipalità. E commenta: «Anche sulla tutela dei beni dovrebbero essere attivare delle iniziative di videosorveglianza. A cominciare dai Decumani. Le telecamere incentivano la sicurezza. Esse rappresentano, infatti, un serio deterrente per i malintenzionati. Dove c’è il cartello che segnala la videosorveglianza non si commettono azioni di questo tipo. Questa è una cosa ormai certa». In quanto alla presenza di militari a tutela dei siti monumentali il presidente Patruno si dice contrario: «L’uso di militari è un servizio molto costoso. Ritengo che la videosorveglianza può egregiamente ottemperare a tale protezione». Per Gianfranco Wurzburger, assessore alla Vivibilità della II Municipalità «bisogna scuotere le coscienze dei napoletani perché ci sia un maggiore senso di appartenenza rispetto alla cultura e alla storia della città».

venerdì 28 agosto 2009

torri aragonesi: bonificate

Il Denaro
Torri aragonesi bonificate Va via la signora dei topi
La polizia municipale con l' appoggio dell' Asia è intervenuta nella zona delle Torri Aragonesi, in via Marina, un' area fortememente degradata ed invasa da rifiuti e ratti. Circa mezzo quintale di rifiuti e suppellettili, compresa la carcassa di un gatto, segnalata dai cittadini, sono stati rimossi prima della derattizzazione e della disinfezione eseguita dall'Asia. Una donna tunisina di 46 anni, conosciuta come la "signora dei topi", perchè abituata a dormire in un incavo delle Torri aragonesi, incurante della presenza dei ratti, più volte fotografata e filmata per i siti Internet ed addirittura dai turisti è stata identificata dalla polizia municipale, che l' ha segnalata agli assistenti sociali del Comune. 'L'hanno chiamata la 'signora dei topi': in realta' il suo nome e' Mamaluk ed il problema delle Torri Aragonesi non e' di questi giorni ma lo denunciamo da anni''. Lo dice Gianfranco Wurzburger, assessore alla Vivibilita' della II Municipalita', a proposito della derattizzazione e della disinfezione eseguita dall'Asia questa mattina in via Marina, nel corso della quale e' stata trovata una donna tunisina di 46 anni. "Non sarà certo la bonifica dello spazio occupato da Mamaluk a risolvere il problema - dice Wurzburger assessore alla Vivibilità della II Municipalità - gli interventi di pulizia fatti non si contano. Invece è necessario tutelare la salute di ogni essere umano". "Nel caso specifico della donna tunisina che dispregiativamente e senza alcun rispetto - prosegue l'assessore - viene chiamata "la signora dei topi" non si tiene in considerazione che ha subito ogni genere di sventura, che è madre di figli in terra straniera, che è abbandonata a se stessa". Sposata con un italiano la donna versa in gravi condizioni sociosanitarie. "Più volte - conclude Wurzburger - abbiamo sollecitato l'Asl ad intervenire anche in modo coatto, Mamaluk ha bisogno di cure e di assistenza socio-psicologica, questo è un caso da Tso "Trattamento sanitario obbligatorio". Probabilmente dopo l'intervento di questa mattina, Mamaluk tornerà di nuovo a dormire alle Torri Aragonesi: è l'unica realtà che comprende, e' l'unica casa che conosce. Spetta a noi lavorare per evitare che Mamaluk non torni ad essere la 'signora dei topi". del 27-08-2009 num. 157

La signora dei topi è tornata a casa

La signora dei topi è tornata a casa:sgombero inutile, Mamaluk senza cure
Transennata la sua "casa", si è dovuta accontentaredi un totem pubblicitario per trascorrere la notte
Corriere della Sera




NAPOLI - Mamaluk ha ritrovato i suoi to­pi. Dopo neanche ventiquat­tr’ore dallo sgombero, dalla bonifica e dalla derattizzazione. Si è dovuta accontentare, però. Il baldacchino della Torre Aragonese, la sua casa in via Marina, era transennato. A cin­quanta metri, un totem pubblicita­rio è bastato per trascorrere la notte, per sistemare specchietti, pettini e qualcuno degli abiti vecchi e puzzo­lenti che di mattina ricicla al merca­tino dei rom di piazza Garibaldi. I topolini, quelli con i quali Mamaluk parla, si tiene compa­gnia, ai quali dà da mangiare, non c’erano. Spaventati eviden­temente dall’azione di forza di mercoledì mattina. Torneran­no, ovviamente. Come è sem­pre stato da quattro anni a que­sta parte. E rincontreranno Mamaluk nella casa sulla Torre. La famiglia si ricomporrà. Rac­contata così, sembra una fiaba, un film. Magari anche a lieto fi­ne. Trasferita nel terzo millen­nio, la storia di Mamaluk che parla ai topi, che si fa accarezza­re dai topi, che dorme con i to­pi, in una città che si professa civile, è semplicemente un’as­surdità.
Povera Mamaluk, mala­ta di mente e non assistita dai servizi della Asl. Povera Napoli che non ha la forza di gestire con i servizi sociali una situazio­ne vergognosa. Poveri turisti che di Mamaluk hanno foto in tutte le pose. Le immagini del degrado, della sporcizia — Mamaluk fa i suoi bisogni in ogni dove — hanno fatto il giro dell’Italia intera. Mentre il ri­schio igienico-sanitario dilaga. Altro che influenza suina, per la quale sono allertati tutti gli ospedali cittadini, con tanta gente messa in isolamento solo sulla base di un sospetto della malattia.
Il bacio tra Mamaluk e suoi topi, purtroppo non è solo una bella suggestione fiabesca, è l’inconcepibile realtà di una Napoli arretrata, incivile. Ed ir­responsabile. Un mese fa, attor­no a un tavolo, riuniti dal presi­dente della Municipalità Merca­to, Gianfranco Wurburger, c’erano i responsabili dei servi­zi sociali e della Asl 1: ebbene, quattro ore a dibattere senza de­cidere nulla. Con la burocrazia sull’applicazione della legge 180 (trattamento sanitario ob­bligatorio) che imperversava, mentre i topi continuavano a baciare, ad accarezzare Mama­luk. Mentre il rischio infezione aumentava. La donna, di origi­ni tunisine, con un passato da insegnante (pare) e un marito che l’ha abbandonata, ha biso­gno di cure mediche specifiche. I servizi sociali non bastano. E il paradosso è che non si capi­sce se a prelevarla debba prov­vedere un’ambulanza del 118 (primo intervento) o quella del­la Asl. Lei, intanto, resta dov’è. Con la lucida follia della donna che parla ai topi. Napoli assiste al film della vergogna.
Monica Scozzafava28 agosto 2009